Vi ricordate che un paio di mesi fa vi abbiamo raccontato del sorprendente prezzo basso delle banane, che costavano addirittura un quinto di mele e pere nostrane? Oggi ci torniamo su, un po’ perché abbiamo letto una notizia che viene dall’America Latina, risalente a metà gennaio, un po’ perché – ammettiamo la frivolezza e la capriola tra associazioni di pensiero molto distanti – la scomparsa di una donna eccezionale come Monica Vitti ci ha riportato alla mente anche il film con Alberto Sordi, “Polvere di stelle” del 1973, in cui la nostra diva si esibiva in quel famoso siparietto musicale nel quale protagonista è proprio una banana.
Come fanno a costare così poco?
Lasciando stare la leggerezza di questi ricordi in un angolo del cuore, la notizia americana ha risposto al dubbio che avevamo: come diavolo facevano e fanno le banane a costare così poco quando tutto nel mondo aumenta di prezzo? Dalla carta per fare i libri e imballaggi ai trasporti intercontinentali, il costo dell’energia, di ogni materia prima è letteralmente esploso. Il 12 gennaio scorso i Ministri dell’agricoltura di sette Paesi produttori di banane hanno dichiarato supporto ai bananeros, i coltivatori, allarmati per la crisi dei prezzi che sta colpendo i piccoli produttori, i lavoratori delle piantagioni, le comunità rurali e anche l’ambiente. È una crisi senza precedenti, ed ecco come fanno i trader a mantenere basso il prezzo delle banane nonostante tutto: obbligano i produttori a stipulare contratti che pagano sottocosto la merce. Questo per loro significa rovina e miseria. In molte zone – precisamente in Ecuador, Colombia, Panama, Guatemala, Costa Rica, Repubblica Dominicana e Honduras – non esistono alternative per avere fonti di guadagno dall’agricoltura e il meccanismo che è partito non solo aumenta la povertà e la disgregazione delle comunità, ma scoraggia quei piccolo-medi coltivatori che avevano intenzione di mettere in atto sistemi più sostenibili, come investimento e per rispettare le loro terre.
L’alternativa del fairtrade
Il problema è davvero molto serio, se non bastasse il fatto che si sono mossi i governi, e francamente ci ha tolto ogni voglia di acquistare il frutto giallo al mercato o al supermercato. Ci sono delle filiere rispettose di sostenibilità e persone, come quella Fairtrade, ma sentirsi complici del sistema è davvero triste. Pensateci, se dovete comprarle. Ma pensate anche che se “la banana non ce l’avete” potete andare ovunque e non vi perdete niente.
Carlo Bogliotti, c.bogliotti@slowfood.it
Da La Stampa del 4 febbraio 2022


8 commenti
In questo articolo manca una indicazione concreta per far sì che “rovina e miseria” non colpiscano i produttori, soprattutto autonomi dell’America latina. Se non si comprano questi frutti non sarà ancora di più rovina e miseria? Quale è l’alternativa, se anche sostenere le catene eque non funziona?
Grazie
Emanuela Bussolati
Carissima Emanuela, suggerisco sottovoce di non comprare le banane, e forse per questo periodo limitato ci sta davvero per provare a riequilibrare un po’ le cose. Avrebbe senso perché i bananeros purtroppo sono già stati “pagati” per ciò che troviamo in commercio oggi e il danno l’hanno già subito. Non comprando colpiremmo oggi i traders dando un segnale. Ma la situazione è senz’altro molto complessa, come tutte quelle che coinvolgono questi commerci internazionali di cibi trasformati in commodities. Sostenere le catene eque funziona eccome e va fatto sempre per i prodotti transcontinentali (anche caffè, te, cacao…) perché anche loro, più deboli nell’intero sistema, risentono negativamente di questi fatti.
Sì ma non ho capito perché una banana deve costare meno di qualsiasi altro frutto anche a km 0
Per prima cosa vorrei capire da che parte sta la Slow Food Editore, ma io sono sicuro che non te lo dirà mai, ma una persona può capirlo anche da sola. Non comprando le banane impoverisce ancor di più la gente che li produce, per cui ben vengano i prezzi più bassi al supermercato. Forse la Slow Food Editore non lo sa o fa finta di non saperlo che anche quasi tutti i frutti nostrani e non, vengono acquistati ad un prezzo bassissimo come le banane, ma poi è tutta la filiera che alza mostruosamente i prezzi, ed allora è qui che bisogna controllare o indagare del perché e come mai i prezzi della frutta sono arrivate alle stelle. Ed allora per far calare i prezzi e questa frutta che non bisogna più comprare non le banane, e vedrai che alla fine come il prezzo della frutta si abbasserà, a buon intenditore poche parole bastano….
Caro Carlo, non ho capito bene il messaggio: i bananeros staranno meglio se… per non essere complici… non acquistiamo più le loro banane?
Carissimo Gino, suggerisco sottovoce di non comprare le banane, e forse per questo periodo limitato ci sta davvero per provare a riequilibrare un po’ le cose. Avrebbe senso perché i bananeros purtroppo sono già stati “pagati” per ciò che troviamo in commercio oggi e il danno l’hanno già subito. Non comprando colpiremmo oggi i traders dando un segnale. Ma la situazione è senz’altro molto complessa, come tutte quelle che coinvolgono questi commerci internazionali di cibi trasformati in commodities. Sostenere le catene eque funziona eccome e va fatto sempre per i prodotti transcontinentali (anche caffè, te, cacao…) perché anche loro, più deboli nell’intero sistema, risentono negativamente di questi fatti.
Costano poco perché sono mandate in surplus per portare la cocaina. Devono essere sdoganate in fretta e sono perfette per nascondere i carichi quindi sono gli stessi Narcos che saturano il mercato perxhe più ne mandano più trafficano
Il prezzo delle banane è calato in modo deciso, evidentemente per una sovrapproduzione del prodotto, che tuttavia sarebbe riduttivo localizzare solo in America Latina. E probabilmente questa maggiore estensione delle coltivazioni in ulteriori stati, ha determinato un cambiamento sia in termini produttivi, sia riguardo i prezzi sempre più bassi. Infatti attualmente la nazione maggior produttrice mondiale di banane è l’India. Ed in Europa la Spagna risulta essere la più presente sui mercati. Senza dimenticare la Sicilia e la Sardegna dove si coltivano banane. E non è escluso che tale esempio ed il clima mediterraneo possano invogliare altre nazioni ad essere patrie di nuovi bananeros.