A gennaio iniziano ad arrivare in tutta Italia le arance rosse di Sicilia, super succose, e tra una settimana saranno disponibili i sempre ottimi mandarini tardivi (in particolare di Ciaculli, nel palermitano). Sono quasi un frutto diverso dai mandarini classici per quanto profumo e gusto siano concentrati e intensi.

Come abbiamo già accennato in passato, l’annata degli agrumi ha patito le bizzarrie del tempo. Poca pioggia (o precipitazioni forti nei momenti sbagliati, sui fiori per esempio) e no escursioni termiche importanti tra giorno e notte, tanto caldo anomalo (per quanto in Sicilia e Calabria faccia di solito più caldo che al Nord) e il risultato è stato che è difficilissimo trovare agrumi di buona pezzatura, anche per quanto riguarda le arance rosse. Roba piccola dunque, anche molto buona, ma che il mercato non assorbe bene: la gente, soprattutto quando vuole mangiare le arance, cerca frutti grossi, e i pochi che ci sono li si paga anche tra i quattro e i cinque euro al chilo. Il resto va via a un euro e cinquanta, tanto che molti non si prendono neanche il disturbo (e i costi) di spedirli fino al Nord, visto che ci perderebbero. Sono comunque ottime arance per le spremute, e questo è un dato di cui tenere conto.

Cambiando frutto, vogliamo anche segnalare la curiosa storia delle mele esportate che stanno patendo gli effetti della guerra in Medio Oriente. In tutta l’area che arriva fino all’Arabia Saudita e Paesi ricchi di petrolio, era un po’ di tempo che le mele piemontesi, ma non solo loro, godevano di grandissimo successo. Alcuni grandi produttori del saluzzese, per esempio, facevano affari d’oro (altra curiosità, si esportano solo mele rosse, perché pare che quelle di altri colori piacciano solo a noi italiani). Per via dei conflitti, dal porto israeliano di Haifa, che è un grandissimo centro di smistamento, e passando per tutta la zona del canale di Suez, quei mari sono diventati molto pericolosi. Ergo, le navi ora circumnavigano l’Africa a Sud, triplicando i costi. Questo ha fortemente disincentivano l’esportazione e le mele non spedite resteranno nei magazzini fino a che la situazione non – speriamo tanto e presto – cambierà, forse inflazionando il nostro mercato delle mele nei mesi a venire. Era una storia che volevamo raccontare, perché crediamo che sapere dove finisce ciò che è coltivato vicino a casa nostra a volte è molto interessante, anche se magari viene fuori solo in questi momenti di “crisi”. Per il consiglio della settimana, invece, spremute a manetta, anche se da arance piccole. Ma ottime.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 6 gennaio 2023