Un paio di settimane fa vi abbiamo raccontato di come le particolari condizioni atmosferiche al Centro e al Sud abbiano favorito una proliferazione di pomodori a prezzi bassi, inusuale per il mese di gennaio. Il fenomeno continua e continuano a esserci pomodori, perché il caldo non accenna a diminuire, e tutto questo ci ha anche regalato un anticipo di stagione per le fragole italiane, come non si vedeva da tempo.

Parliamo sempre di prodotti coltivati sotto serra non riscaldata, ma in alcuni casi anche a pieno campo. Avete letto bene, siamo ai primi di febbraio e pensate che a Marsala in Sicilia la stagione delle fragole – che di solito erano le prime dell’anno e arrivavano per San Valentino – è già praticamente finita. I campi di fragole in Val d’Aosta giacciono sotto la neve e in Basilicata o nel Salernitano si raccoglie a tutto andare. Così è l’Italia, il Paese con più stagioni contemporaneamente. Queste fragole costano sui due euro, due euro e cinquanta, per la vaschetta classica da 250 grammi, e non sono neanche male. Di solito a febbraio ne arrivavano molte spagnole o marocchine, mentre quest’anno quasi non se ne vedono. Non male per addolcire il vostro San Valentino, senza sentirvi troppo in “eco-colpa”.

Sicuramente meglio delle mele Pink Lady (cui dovremmo aggiungere il simbolo di marchio registrato per rispettare il copyright) che magicamente sotto la festa degli innamorati escono dai magazzini ad atmosfera controllata e sono un’operazione di marketing per certi versi pazzesca. Costano sui tre euro e cinquanta al chilo (più delle altre mele) e appartengono alla categoria dei cosiddetti “club”. Varietà ibride e progettate per avere determinate caratteristiche, a marchio (e codice genetico) registrato, dove il contadino diventa un operaio a tutti gli effetti: riceve le piante, le coltiva con i prodotti della ditta proprietaria e poi le rivende alla stessa, che commercializza le mele.

Magari saranno anche buone (mai assaggiate), ma la cosa ci pare un po’ bizzarra se la si racconta tutta. A Berlino questa settimana c’è stata la fiera Fruit Logistica: oltre 2700 espositori da 140 Paesi diversi in 26 padiglioni, il mondo. È qui che di solito si presentano queste invenzioni commerciali, mentre si fanno affari sui trasporti intercontinentali a colpi di navi cargo e aerei super-refrigerati, con sempre qualche novità ipertecnologica (ma quasi mai sostenibile), alla faccia di chi fa l’agricoltura vera tra mille difficoltà. Dunque, meglio mangiare locale e, al limite, nazionale.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 10 febbraio 2024