La lunga parentesi fredda e piovosa che ha colpito soprattutto il Nord nei giorni scorsi, con parentesi calda e soleggiata nel fine settimana che però dovrebbe terminare a partire da domani, ha curiosamente rinvigorito la domanda delle cosiddette “tardizie”. Un neologismo brutto, obiettivamente, ma che indica l’esatto contrario delle primizie: quelle verdure tipiche del periodo freddo che ancora si trovano in primavera, le ultime.

Il fatto che cavolfiori e finocchi, per esempio, si vendano a tre o quattro euro al chilo è proprio specchio di questa tendenza. Se il tempo uggioso dei prossimi giorni vi farà venire voglia di un bel cavolfiore intero al forno, spennellato con il burro, beh, approfittatene adesso che sono ancora provenienti da produzioni locali.

Sul fronte opposto invece, quello delle primizie, con l’inizio della raccolta nelle zoni collinari al Nord, come a Pecetto e in Emilia-Romagna, si può sentenziare che siamo entrati in piena stagione. Costano ancora piuttosto care, dai sei euro per le pezzature piccole a dai dieci euro in su per quelle più grandi, ma vi informiamo che quasi sicuramente in settimana i prezzi inizieranno a scendere progressivamente. Intanto, iniziano la produzione anche due Presìdi Slow Food dedicati alle ciliegie: andiamo dal Piemonte, con la Bella di Garbagna, alla Campania, con la Somma del Monti Lattari. Se volete pesche e albicocche per contro non cadete in tentazione: quelle che arrivano soprattutto dalla Spagna sono pessime e vi passerà la voglia. Aspettate con pazienza il momento giusto, che non mancheremo di segnalarvi.

Rimanendo in tema di Presìdi, alcune settimane fa abbiamo iniziato a segnalare alcune delle numerose varietà di carciofi protette dal progetto dell’associzione. Ai piemontesi oggi vogliamo segnalare l’arrivo del carciofo astigiano del Sorì, recentemente salvato dall’oblio; ai liguri il delizioso violetto di Perinaldo; ai veneti il violetto dell’isola di Sant’Erasmo (a cui è dedicata una bellissima sagra); agli emiliani un altro violetto, di San Luca; ai marchigiani quello di Montelupone, detto anche “scarciofeno”, e ai campani quelli di Pertosa e Pietrelcina, vere eccellenze. Un’amica laziale ci ha parlato di come in famiglia loro facciano le “carciofate” condendo le cime al loro interno con pancetta, olio, peperoncino e mentuccia, e posizionandole poi all’ingiù sulle braci ardenti per un tempo lungo e prezioso: alla fine si sciolgono in bocca. Provate.

Carlo Bogliotti

da La Stampa dell’11 maggio 2024