Primavera bagnata primavera sfortunata. Almeno al Nord dobbiamo invertire l’esito del famoso detto dedicato ai matrimoni, se parliamo di ciliegie. Giorni fa scrivevamo che la stagione era iniziata con i giusti auspici ma scongiuravamo un ritorno dell’umidità e dell’acqua: beh, non è andata bene.

Da Pecetto, centro eletto per le drupe in Piemonte, a Vignola in Emilia-Romagna, votata a una varietà davvero squisita, si è cominciato a raccogliere da un po’ – anche se non si è nel pieno – ma senza sole il prodotto ha sviluppato poco o niente gusto e le ciliegie si spaccano, diventando sostanzialmente inutili per la vendita. Stagione sfortunata, dunque, mentre invece al Centro e al Sud ci si è salvati. Vedremo tra alcune settimane come proseguirà, ma sicuramente i coltivatori settentrionali sono già delusi. Prezzi alti, in ogni caso.

Anche gli asparagi patiscono l’acqua. La campagna va avanti ma i prezzi restano alti perché senza sole non maturano come dovrebbero. Se i centro-meridionali arrivano con discreta continuità, gli altri scarseggiano rispetto alle aspettative e il costo medio rimane sui quattro o cinque euro per il mazzetto da mezzo chilo. Tornando sul fronte frutta, si iniziano a raccogliere le prime pesche e albicocche prodotte nel nostro Paese.

Tralasciando le pesche, per cui è davvero troppo presto e non si può pretendere una qualità decente, se parliamo di albicocche ci viene da fare una riflessione che è suscitata anche soltanto da una veloce analisi delle varietà più precoci. Da un lato abbiamo frutti che troviamo nell’Arca del Gusto di Slow Food, come la delicata albicocca di Scillato in Sicilia (Presidio), che da fine maggio durerà un paio di settimane, oppure la Don Silvestro di Ventotene. Dall’altra le più moderne varietà selezionate con tecniche all’avanguardia. Come la Wonder Cot (dell’azienda Cot International): un po’ allungate e rossastre, già si trovano e su piazza sono le migliori per gusto. Alcune altre varietà di questo tipo, chiamiamole commerciali, sono a marchio registrato. Noi siamo confusi: trovare frutta a marchio registrato fa effetto, manco fosse uno shampo o una scarpa da ginnastica, ma in fondo anche i Templari avevano fatto incroci con innesti portati da lontano, ci mettevano soltanto molto, ma molto, più tempo per ottenere qualcosa di buono. Sicuramente, però, non facevano pagare royalties sui semi o sulle piante.

Carlo Bogliotti

da La Stampa dell’18 maggio 2024