In attesa delle prossime elezioni, almeno a livello climatico possiamo dire con certezza che abbiamo un’Italia spezzata in due. E di conseguenza lo è anche a livello produttivo, di sicuro per quanto riguarda l’ortofrutta.

Un Nord con temperature basse, pioggia abbondante, piccoli nubifragi, alluvioni, grandine tempestosa può soltanto cercare di salvare il salvabile. Le nostre più fosche previsioni di sette giorni fa purtroppo si sono avverate. Per esempio, e la notizia è davvero triste per tutti, l’80% delle ciliegie settentrionali sono da buttare e si salva un 20% che può contare su frutteti coperti da reti (un grande investimento per i coltivatori, costano molto e ci vogliono anni per ripagarsele con le drupe). Le zone vocate e più produttive, come Pecetto sulla collina torinese o Vignola in Emilia-Romagna, sono al tappeto: da una parte acqua e gradine, temporali quasi quotidiani; dall’altra un’alluvione che ha fatto notizia. Anche le prime albicocche settentrionali si spaccano sulla pianta e rischiamo di vedere poco raccolto tra qualche settimana, mentre gli asparagi sono di fatto finiti, e quest’ultima notizia vale per tutta Italia.

Al Nord il maltempo e gli allagamenti nei campi o ne impediscono la raccolta al momento giusto o li danneggiano irreparabilmente; al Sud il troppo caldo ha fatto sì che non si estirpino più in nessun luogo, “fioriti” e “bruciati” per via delle scarse precipitazioni. I pochi che ci reperiscono ancora sul mercato costano ovviamente molto cari e se vi è rimasta la voglia è ora di agire consci del costo e magari di qualità non proprio all’altezza.

Al Sud abbiamo addirittura un po’ di siccità in alcune zone e questo, con il caldo, ha invece favorito una maturazione precoce delle prime albicocche e pesche italiane, che sono da poco disponibili sulle bancarelle. E non soltanto gli ibridi commerciali di cui parlavamo sette giorni fa su queste poche righe. Mancanza d’acqua significa pezzature piccole ma concentrazione di gusto e quindi la bontà si trova già a prezzi popolari, tra i due e tre euro al chilo. Anche le ciliegie, come le ferrovia pugliesi, traggono giovamento dalla situazione meridionale, ma senza la concorrenza delle settentrionali costano care.

Infine, in Sicilia, proprio per le alte temperature si registra una grande raccolta di pomodori, pomodorini, datterini e ciliegini. Un vero boom, che in una settimana ha fatto dimezzare i prezzi, inusuali per il periodo.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 25 maggio 2024