Questa settimana prendiamo spunto da due cose che ci ha raccontato la nostra fonte ai mercati generali di Torino. La prima: lui assiste a un continuo ordinare, e conseguente smerciare, di asparagi ai ristoranti. Che proprio non ne vogliono sapere di toglierli dal menu, anche se la loro stagione in Italia è decisamente terminata. Infatti, arrivano tutti dal Perù o dal Cile e costano la bellezza di venti euro al chilo all’ingrosso. Se uno dovesse comprarli al mercato sarebbero trenta euro. Ma ci rendiamo conto?
Purtroppo, chi gestisce delle strutture di ricezione o di ristorazione fa fatica a non assecondare i gusti di molti clienti che non sanno la provenienza della merce o che cosa è di stagione o cosa no, quindi si sottomettono all’ignoranza diffusa, non facendo secondo noi un buon servizio. Salgono i prezzi, sale l’inquinamento, scende la qualità.
Il caso opposto, invece, ci è dato da un maitre d’hotel in Trentino, un hotel molto lussuoso. La mattina, agli ospiti che si apprestano a fare colazione, chiede se gradiscono un caffè o altro e poi avverte: «Ci scusiamo ma non possiamo servirvi succo d’arancia. Non è la stagione giusta e arriverebbero da luoghi lontanissimi. Per cui lo abbiamo sostituito con succo di carote aromatizzate allo zenzero». Questa è educazione alimentare! Questo è fare un buon servizio e cercare di mantenere alta la qualità sfruttando ciò che si ha a disposizione, nel momento migliore e a prezzi inferiori.
Per cui, in questo periodo dove la vera notizia è che al Nord ha smesso di piovere per più di due giorni, fate anche voi così con i vostri acquisti al mercato. Siamo nel momento dell’anno con maggiore abbondanza e, infatti, c’è di tutto. Le prime pesche del Sud a prezzi giusti, tanti fagiolini (di quelli raccolti a macchina, ma i primi sono teneri) a due euro o poco più al chilo, le ciliegie delle zone montane (sempre Trentino), quintalate di zucchine e i loro fiori, i primi peperoni meridionali di buona qualità, così come le melanzane, finalmente i fichi d’Abruzzo (ma anche dalla Puglia). Sono neri e un po’ allungati, una particolarità che però ne decreta un gusto diverso ed eccellente. Al mercato, da sempre, li chiamano fichi “turchi”. Ma non vengono dall’Anatolia: è un retaggio dei tempi dove il politically correct non esisteva e nessuno si faceva problemi a denominare qualcosa di strano e diverso “turco”. Il mais con il suo altro nome, del resto, non vi dice niente?


3 commenti
Si ok, tutto molto bello che non fanno il succo di arancia, mi sembra una bella iniziativa. Ma allora la stessa cosa non dovrebbe valere anche per il caffé citato poco prima?
Purtroppo, oggi, una buona parte di persone è abituata a mangiare, senza avere conoscenza di quello che offre la stagione e vuole arance tutto l’anno e poi ai frutti di stagione nostrani preferisce quello che più è di moda proveniente da paesi lontani. Farebbero bene anche i ristoranti a proporre solo ciò che la stagione offre. Ne guadagnerebbe la freschezza e il gusto! Grazie!
Dalle scuole l’insegnamento di ciò che ogni stagione offre e dona.