A inizio luglio si approccia la stagione dei ramassin piemontesi, le piccole prugne dolcissime che in Valle Bronda sono anche Presidio Slow Food.

Le condizioni atmosferiche con tanta pioggia e umidità, e poi caldo e afa, ne hanno anticipato leggermente la caduta dagli alberi (cadono mature tutte in due settimane, va colto l’attimo, più che altro), cosa che si attende già per la prossima settimana, mentre l’anno scorso tardarono fino a fine mese. La qualità, proprio per via del tempo ballerino di inizio estate, non sarà il massimo. La tipica buccia lucida e quasi trasparente non sarà tale e il livello di umidità le renderà deperibili in un paio di giorni una volta raccolte. Per questo si presteranno bene soprattutto per le confetture e non tanto per essere mangiate “nature”.

Problemi analoghi avranno le prime pesche del Nord, che si stanno raccogliendo in Piemonte, da Canale (Cn) fino a Volpedo (Al). Qualità meno alta del solito ma prezzi competitivi. Si parte dai tre euro al chilo, più o meno come quelle che arrivano dal Sud, dalla Puglia per esempio, che sono buone e non costose. La teoria di ecotipi locali del frutto ci accompagnerà fino a settembre e, soltanto a scorrere gli elenchi dell’Arca del Gusto di Slow Food, questi sono veramente tanti: la bianca di Venezia (Sant’Erasmo) disponibile ora, e poi via via la dessié ligure, dal Friuli Venezia Giulia la iris rosso, la isontina e la triestina, quella di Montegrosso in Umbria e quella toscana Regina di Londa, più tardi in Emilia avremo il Presidio della pesca dal buco incavato e poi in Piemonte quella di Borgo d’Ale, mentre la Sicilia copre tutta l’estate con quelle di Bivona e di Sbergia, quella nel sacchetto nei dintorni di Leonforte e infine la tabacchiera dell’Etna, pienamente nel suo periodi di raccolta come tutte le altre tabacchiere meridionali. Queste costano sui quattro euro al chilo e, oltre a essere davvero buone e dolci, sono l’ideale sostituto delle pesche di vigna, note – e sempre più rare – in Piemonte perché coltivate a bordo filari, per preparare un piatto iconico che ci preme ricordare in onore del suo creatore.

Parliamo del mitico cuoco Cesare Giaccone, da un paio di mesi mancato all’affetto dei suoi cari e dei suoi infiniti estimatori e amici, che in quel di Albaretto Torre, nel suo ristorante, inventò l’abbinamento tra pesche (di vigna o tabacchiere) e funghi porcini estivi trifolati. Una delizia che potete replicare a casa visto che anche i funghi non mancano, pur se soggetti alla proliferazione di vermetti nel gambo. Fate dunque attenzione, ma provateci.