Meloni, meloni, meloni! No, non abbiamo improvvisamente svoltato a destra, ma finalmente anche al Nord è ora di cucurbitacee succose e dolci che tanto sollievo danno in tempi d’afa. Proprio il caldo degli ultimi dieci giorni ha aiutato una perfetta maturazione di meloni e angurie (o cocomeri) e, se al Sud è da settimane che se ne può godere, ora anche in Pianura Padana si raccoglie.

Le temperature suggerirebbero un gran consumo e dunque una forte domanda, ma non è così, per cui i prezzi stazionano senza scossoni eccessivi tra l’euro e cinquanta e i due euro e cinquanta al chilo a seconda delle varietà. Merita scegliere qualcosa di un po’ più costoso e ben selezionato per non avere sorprese all’apertura del frutto (che in realtà dal punto di vista scientifico è una verdura, della famiglia di cetrioli e zucchine). Visto che parliamo finalmente di prodotto settentrionale, ci piace fare un approfondimento su due Presìdi Slow Food padani, anche se quelli dedicati ai meloni in Italia sono quattro, comprendendo anche i siciliani cartucciaru di Paceco e purceddu di Alcamo.

Iniziamo dalla Lombardia con il melone di Calvenzano, un paese della Bassa bergamasca che nomina questa varietà studiata e censita dalla banca del germoplasma dell’Università di Valencia. Ha la buccia retata, con picciolo piuttosto pronunciato che viene lasciato attaccato durante la raccolta. Raggiunge anche grandi dimensioni, con un peso da due a sei chili, e una forma ovoidale. La polpa è consistente, zuccherina, con un bel colore arancione caldo e molto profumata. Pensate che nella Belle Époque i meloni partivano da questo piccolo centro diretti ai migliori ristoranti parigini.

Poi ci sono gli Antichi meloni reggiani, varietà sopravvissute e ancora disponibili, ma non facili da reperire. Ci sono il melone ramparino, medio-piccolo, con polpa di colore verde chiaro molto profumata e gusto deciso, quasi piccante. Il melone rospo, simile a una zucca, con una superficie bugnosa e verrucosa. Ha un gusto non molto dolce, sapido e leggermente piccante. Poi abbiamo il melone banana Santa Vittoria, tardivo e più serbevole (gli altri vanno consumati entro pochi giorni). Ha forma ellittica, buccia sottile e polpa biancastra e dolce. Infine, c’è il melone banana di Lentigione, il più misterioso: con origini ignote, era conosciuto solo nell’area tra Brescello e Sorbolo. È tondo e liscio, con buccia giallo-arancio a maturazione; la polpa è biancastra, tenera e dolce, con profumo intenso e molto gradevole.