Questa settimana, scrivendo di agricoltura, non si può far finta che dalle parti di Valencia, Murcia e in parte Andalusia non sia successo un disastro di proporzioni enormi. Al di là di un tristissimo bilancio di vittime e distruzione nei centri abitati, anche molti terreni coltivati sono stati travolti dalla furia delle acque, compromessi nell’immediato per i raccolti e per alcuni dei prossimi anni prima che possano recuperare fertilità.
Il danno è immane perché siamo in una parte del nostro continente in cui si produce tantissimo, non solo per i mercati spagnoli. Già dai primi giorni dopo l’accaduto la geografia commerciale dei prodotti ortofrutticoli in Europa si è dovuta immediatamente ridisegnare. I territori alluviati, infatti, sono i principali esportatori di cibo per il Nord Europa – dalla Scandinava alla Svizzera – e questo importante flusso di merci si è bruscamente interrotto.
Normale, dunque, che i compratori si stiano rivolgendo altrove, soprattutto in una delle poche zone europee con produzioni analoghe alle spagnole: il nostro Centrosud. Tutto questo ha creato scarsità generale ed è per questo che merce come i cavolfiori, che da due settimane vi dicevamo essere il prodotto in continuo ribasso e tra i più convenienti, abbiano prontamente aumentato il prezzo del 50%. La prossima settimana supereranno i due euro al chilo e potrebbero proseguire su questa china. Lo stesso dicasi per broccoli e broccoletti, oppure per l’insalata iceberg (la provincia di Valencia è tra le principali produttrici) che in un momento in cui si sono alzate le temperature è tornata appetibile per i consumatori. Al momento le produzioni meridionali sono abbondanti, ma chissà quanto dureranno ancora con i ritmi d’esportazione che si prospettano.
Per passare ad altro, se andate al mercato, troverete già buone clementine e arance navel, le bionde, con origine Calabria e Sicilia. Il consiglio d’acquisto è di non badare alla pezzatura, soprattutto per le clementine, ché se le piccole costano anche soltanto un euro e cinquanta al chilo e sono comunque dolcissime, le più grandi invece possono raggiungere anche i quattro euro e cinquanta, senza aver nulla di più se non le loro dimensioni. Un’ultima menzione, infine, per l’uva da tavola, che sta spuntando prezzi altissimi (dai sei agli otto euro al chilo): in questo caso la Spagna non c’entra perché nelle zone alluvionate non si coltiva l’uva, ma la colpa è tutta della scarsa durabilità del prodotto di quest’annata, che deperisce velocemente e riduce così l’offerta.
Carlo Bogliotti
da La Stampa del 2 novembre 2024

