Conosco una signora che si fa curare da un’esperta di nutrizione, la quale segue metodi tutto suoi, proto-innovativi e che in città è diventata una sorta di guru. In effetti, questa signora sembra stare meglio, un po’ più snella e sgonfia, ma il suo umore non è mai dei migliori da quando segue la sua nuova, rigidissima, dieta. Infatti, l’alimentazione consigliata vieta del tutto moltissimi alimenti, lasciando spazio a pochi altri, che essa può mangiare a volontà. Ma mi ha fatto molto pensare quando, a novembre, mi ha detto che tra le poche golosità concesse c’erano gli asparagi e quindi riempiva il suo carrello al supermercato di asparagi surgelati, per poi passare, a gennaio, a quelli provenienti dal Cile. Se chi consiglia diete non tiene conto della stagionalità dei prodotti non può essere un buon indizio…

Almeno, da oggi che abbiamo sdoganato il 21 marzo la mia amica potrà mangiare tutti gli asparagi che vorrà, e scoprire come con il proseguio della primavera si alterneranno diverse varietà, diversi colori, diverse provenienze e, soprattutto, diversi sapori. Di sicuro questo le farà bene all’umore. Per chi abita al Centro e al Sud, tra l’altro, è partito il periodo degli asparagi selvatici, l’asparagus acutifolius, con i primi germogli.

Ma anche al Nord abbiamo visto le vetrine dei verdurieri, l’ortofrutta dei supermercati e i mercati rionali che offrono finalmente buone quantità di asparagi, per lo più provenienti da Sardegna, Puglia e Campania, che sono primizie e quindi vi costeranno dai sei euro in su al mazzo da mezzo chilo. Ma è così che inizia, dalla Liguria, questa sequela che percorrerà tutta la Pianura Padana e si allargherà nel resto del Paese: asparago violetto di Albenga (Presidio Slow Food), violetto di Santena in Piemonte, asparagi rosa di Mezzago, bianco di Cilavegna e il bianco di Cantello in Lombardia, di Zambana e il bianco di Terlano in Trentino, quello rosa di Nogaredo al Torre in Friuli, il verde di Altedo e il bianco di Cesena in Emilia, quello di Pescia in Toscana e quello di Canino nel viterbese. Poi c’è il Veneto: il montine, i bianchi di Bassano, Cimadolmo, Badoere (questi anche verdi), Bibione e Rivoli Veronese.

Sono soltanto i più noti, i più pregiati, i più protetti da denominazioni varie (ce ne sono di Dop, Igt, sull’Arca del gusto…), ma pian piano tanti territori ci regaleranno il loro prodotto, che dunque si potrà trovare locale, al momento giusto e far godere per davvero a tavola. Signora mia, si faccia coraggio, che l’inverno è praticamente terminato!

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 22 marzo 2025