A casa mia, avendo sempre vissuto in appartamenti nel pieno della città (con vantaggi e svantaggi connessi) c’è sempre stato un indice chiaro – e felice – dell’arrivo della primavera: piselli freschi. Andare al mercato nel weekend, comprarsi una grossa borsa di legumi verde brillante e profumati, tornare a casa e riunire la famiglia per sgranarli seduti attorno a un tavolo: cose che nel grigio cittadino in qualche modo ti rimettono in contatto con la natura e il tempo, da condividere con i bimbi e i tuoi cari. Ai tempi della pandemia fu una piccola e preziosa liberazione.

È facile e comodo durante tutto l’anno affidarsi ai piselli surgelati (che restano una buona alternativa) per i piatti con le seppie, per i sughi o le lasagne d’ispirazione meridionale, per un contorno sano e leggero, ma niente sostituisce quel sentore erbaceo e fresco, delicato e dolce che si diffonde per casa quando si apre un baccello di piselli colti in stagione. Ora siamo all’inizio, sono primizia, costicchiano ancora un po’ (dai sei euro al chilo, ma più facilmente in su, se sono freschi e di buona qualità), ma ne vale decisamente la pena perché sono i migliori. Ne avremo fino a giugno, con le coltivazioni che risalgono la Penisola – ora siamo al Sud – ma ce ne sarà per ogni gusto, e anche per riscoprine la biodiversità. Sapevate che resistono ancora tante varietà locali super-interessanti? Per esempio, i piselli ‘u verdon’, che si coltivano nell’Alto Ionio cosentino: Rocca Imperiale, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Oriolo, Amendolara. Hanno forma piccola e compatta e colore verde scuro (da qui il termine in dialetto). Il sapore è dolce e sono buonissimi da mangiare crudi, da marzo ad aprile, raccolti a mano.

Oggi solo i piccoli produttori conservano questa coltivazione ma si tiene ancora una fiera locale dedicata agli ‘u verdon’. E ci sono anche dei Presìdi Slow Food: i piselli centogiorni del Vesuvio, di estrema dolcezza e buccia tenera, anche quando sono secchi, o i piselli tradizionali salentini. Si comincia con il riccio di Sannicola e si proseguirà fino all’estate con il nano di Zollino e poi il secco di Vitigliano. Consiglio di cucina ispirato dai piselli vesuviani: vanno bene con i piatti di carne ma si sposano alla perfezione con il baccalà. E poi c’è la minestra di pasta e piselli napoletana (i piselli sono fatti cuocere con cipolla e pancetta prima di aggiungere i classici tubetti o pasta mista).

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 29 marzo 2025