Il caldo, tanto atteso ma immediatamente poderoso, ha pervaso anche le zone settentrionali del Paese da qualche giorno, promettendo di durare ancora un po’. È una manna per meloni e angurie (o cocomeri, dipende dalla Regione di appartenenza): sia perché li fa maturare bene e copiosi, sia perché ne favorisce il consumo, aumentando la domanda.

Ma siamo giusto sulla soglia della stagione, per cui si possono acquistare meloni a due o tre euro al chilo e angurie poco sotto i due euro. Prezzi decisamente buoni, ché alla fine in questo mercato particolare vince la meteoropatia: quando fa molto caldo, nonostante la produzione cospicua, i prezzi salgono molto perché in tanti desiderano il dolce, succoso e fresco ristoro di queste cucurbitacee. Già, perché meloni e cocomeri sono della stessa famiglia di zucchine, zucche e cetrioli, quindi scientificamente vanno classificate come verdure, anche se al palato sanno indiscutibilmente di frutta.

Dalla provincia di Mantova (in particolare il comune di Sermide), fino alla Sicilia si raccolgono retati, lisci, arancioni, gialli e verdi: durerà per tutta l’estate e tra pochissimo ci saranno anche i Presìdi Slow Food del melone cartucciaru di Paceco, degli antichi meloni reggiani (da fine giugno), di quello di Calvenzano (in Lombardia, da luglio) e del purceddu di Alcamo (agosto).

Al mercato, oggi, ne trovate di confezionati benissimo, contraddistinti spesso dal picciuolo ricoperto di ceralacca e che possono costare anche quattro o cinque euro al chilo. Fanno parte di una selezione di qualità leggermente superiore, ma sappiate che la ceralacca non influisce né sulla conservazione né sul gusto. In questo momento non vale il prezzo, forse in piena estate un po’ di più. E poi ci sono già i cocomeri, le angurie: buccia verde con strie che virano al bianco in prossimità della polpa rossa e all’esterno, semi neri… Questo li ha resi praticamente una bandiera per chi condivide l’orrore nei confronti di quello che sta succedendo in Medioriente.

Noi parliamo di solito di frutta e verdura e di bandiere – quelle della sostenibilità, della stagionalità, del consumo locale, della distribuzione che remuneri i contadini, del gusto come forma di educazione alimentare e dunque all’esistenza – tra queste righe ne sventoliamo tante. Ma lasciatecene sventolare anche una che porta un messaggio più potente e che riguarda l’umanità. Che prescinde a tutto e da qualsiasi pensiero. Per porre fine all’orrore non basterà un’anguria, ma lo vogliamo.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 31 maggio 2025