Una settimana di fresco relativo, rispetto al caldo torrido che ha dominato fino a dieci giorni fa, ha giovato a frutti e verdure nei campi, che letteralmente rischiavano di “bruciarsi”. Le zucchine, per esempio, dovrebbero lentamente tornare a una produzione normale, dunque abbondante, quindi a prezzi bassi.

Ma noi scriviamo dal Piemonte, per cui a metà luglio non possiamo esimerci dall’aggiornare i lettori sui ramassin (va bene con due “s” o con una): piccole prugne precoci diffuse soprattutto nel cuneese ma presenti anche nel resto dalla Regione. Sono di colore blu-violetto e con la buccia molto sottile, quasi trasparente. Gusto e profumi sono intensi e delicatissimi, vanno raccolti appena cadono dall’albero e mangiati o trasformati in confetture prima possibile. Per questo non hanno avuto un grande successo commerciale nella Gdo e si trovano in altri canali di vendita a livello locale, ed è stato necessario istituire un Presidio Slow Food in Valle Bronda, nel saluzzese, per tutelare le piante tra le più antiche del Piemonte, utilizzate un tempo come colonizzatrici nei terreni più impervi e difficili e che sicuramente oggi forniscono le prugne migliori. Sono conosciute anche come dalmasin o darmasin, appartenenti alla varietà damaschina, ovvero di Damasco e di supposta provenienza siriana. In alcune zone però sono diventate ramassin per richiamare il termine ramazza, che poi è ciò che avviene quando si raccolgono da terra: ne cadono talmente tante che ci vorrebbe una scopa. In realtà i coltivatori del Presidio che hanno tante piante oggi si dotano di reti, per ottimizzare tempi ed energie, ma anche lì molti in queste due settimane si dedicano ancora a una raccolta manuale continua e affannosa, dalle prime luci dell’alba al tramonto. Chi invece ha soltanto due piante vicino all’orto fa lo stesso, ma finisce abbondantemente prima di pranzo.

Non molto distante da Saluzzo oggi i coltivatori del Roero colgono i frutti di impianti fatti qualche anno fa, e i ramassin possono dirsi salvi, ma pur sempre da cogliere al momento giusto, relativamente breve e fugace. O adesso o mai più, almeno fino al prossimo anno. Chi ha radici contadine nel Basso Piemonte e qualcosa in più di tre decenni sulle spalle sa perfettamente che ramassin vuol dire luglio, evoca le vacanze dalla scuola, la spensieratezza di quando si veniva ospitati dai nonni in campagna e il piccolo onere di raccogliere le piccole prugne con le mani di bimbo, dopo aver fatto colazione.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 14 luglio 2025