Negli ultimi giorni alla tv e alla radio siamo stati bombardati dalla campagna promozionale di una nota catena della grande distribuzione che prometteva (anzi, promette, perché la campagna termina oggi) l’incredibile sconto del 40% su tutti i tipi di meloni e cocomeri. Riflettiamoci un momento. Soprattutto al Nord, dove le temperature si sono sensibilmente abbassate, il relativo freschetto non ha invogliato i consumatori a orientarsi verso questo consumo prettamente estivo (infatti, la famiglia felice della pubblicità è su un pedalò!).

La conseguenza, visto che siamo in un momento di grande raccolta soprattutto dopo le prime settimane roventi di luglio, è che queste cucurbitacee faticano terribilmente a vendersi. Sta succedendo lo stesso nel mercato delle bibite e dei gelati, che non fanno numeri che ci si aspetterebbe in questa parte dell’anno. Non è dunque un caso che i prezzi di meloni e cocomeri siano crollati, per coincidenza proprio nella settimana dell’offertona della Gdo. I meloni oggi vengono pagati al produttore circa cinquanta centesimi al chilo, mentre i cocomeri venti. Il prezzo al pubblico andrebbe dai novantanove centesimi a un euro e quarantanove al chilo per i primi e da trentanove centesimi a novantanove per i secondi, prima dello scontone.

Facendo due calcoli si capisce che comunque un risicato margine di un 10% la catena l’avrebbe, ma non si capisce se riesca a mantenere i costi di una distribuzione esosa, per trasporti e catena del freddo. Anzi, possiamo tranquillamente dire che è un’operazione in perdita e che forse l’unico vantaggio che ha è di non far buttare la merce in periodo di magra a chi la produce con fatica. Per noi è un vantaggio? Beh, se vi siete recati in quei supermercati attratti dall’offerta sul melone ci avete guadagnato qualcosina su quello, ma se nel frattempo avete comprato lo spray antizanzare, due insalate in busta al prezzo di oltre dieci euro al chilo (fate un po’ il calcolo…), un pane quasi farlocco e “rianimato” nei forni del punto vendita che vi ha risparmiato il viaggio dal panettiere, un pacchetto di caramelle davanti alla cassa mentre siete in attesa, il padrone del supermarket ha già vinto su tutta la linea, senza appello.

Funziona così, si chiamano prodotti civetta, per attirare nel punto vendita perché, tanto visto che uno c’è, compra di tutto quel che pensa gli serva e non fa caso ai ricarichi applicati su certe merci, e le compra impulsivamente. Se andate al centro commerciale a far la spesa oggi, provate a farci caso.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 2 agosto 2025