In Trentino si iniziano a raccogliere le mele e le prime zucche sono disponibili dal resto d’Italia, come la buona varietà delica, coltivata soprattutto in Emilia-Romagna. Sono primizie un po’ al contrario, nel senso che nella settimana dopo Ferragosto non sono certo il primo prodotto in cima alla lista della spesa degli italiani, per cui in questa fase iniziale costano poco: le zucche, per dire, si vendono a un euro e cinquanta al chilo, ovvero prezzi tardo-autunnali.

A metà agosto spinge il caldo, molti sono in vacanza, e nel carrello o nelle sporte al mercato finiscono tanta frutta e verdura per le quali non si registrano prezzi strani, né verso l’alto né verso il basso. Se si comprano abbastanza bene i fichi, sia i “turchi” abruzzesi, che si producono in frutteti attrezzati per grandi numeri e grande distribuzione, sia quelli da piantagioni più sporadiche e ridotte nel resto del Paese, sono invece i fichi d’india ad attirare la nostra attenzione questa settimana.

Fino ad alcuni anni fa erano una specialità consumata perlopiù in Sicilia (dove si mangiano anche le loro bucce, fritte) e nelle poche regioni del Sud dove proliferano, come Calabria, Puglia, Basilicata e Sardegna. Proliferano, perché sono una pianta ritenuta infestante (in alcuni territori è addirittura vietato piantarli anche a solo scopo ornamentale), ma che da un po’ di tempo si è trasformata in una risorsa distribuita in tutto il Paese, anche dalla Gdo. Una semplice innovazione li ha resi commercializzabili su vasta scala, aprendo un nuovo mercato e la possibilità di veder nascere microeconomie locali per chi è stato in grado di organizzarsi con delle vere e proprie piantagioni. Una particolare macchina dotata di spazzoline e di un aspiratore oggi li può pulire quasi completamente dai fastidiosi micro-aculei a uncino che ne ricoprono la buccia rendendoli più facilmente maneggiabili, stipabili nelle cassette e comodi da spedire in tutta Italia. E non solo, perché pare che quest’anno il commercio verso la Francia sia diventato un canale privilegiato e molto remunerativo per i produttori. Francesi golosi di fichi d’India? Questa sì che è una notizia.

Ce ne sono a polpa rossa, gialla o bianca. La classificazione siciliana li distingue rispettivamente in varietà sanguigna, sulfarina e muscaredda. I più grandi, e ricercati, sono detti bastardoni: più costosi perché più buoni, ma con 2-3 euro al chilogrammo ci si può accontentare anche delle pezzature normali.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 16 agosto 2025