Tra le novità in vista dell’autunno hanno iniziato a fare capolino al mercato le castagne (dalla Puglia o dalla Pianura Padana, le famose “giapponesi” che sono le prime ma san di poco), le zucche e il nuovo raccolto di mele. Per queste ultime pare profilarsi una campagna abbondante, con la prima di tante varietà commerciali che hanno invaso il mercato negli ultimi anni, le Gala, a farla da padrone. Seguiranno altri nomi molto noti, quasi tutti a marchio registrato.

Ma l’inizio del periodo delle mele è anche un ottimo momento per concedersi un viaggio tra le varietà autoctone ed ecotipi locali che l’eccezionale biodiversità che può esprimere questo frutto ha regalato nei secoli. Tante storie quanti sono i loro territori, che hanno fatto sì che prima dell’avvento delle commerciali in ogni zona ci fossero solo mele locali, poi finite nel dimenticatoio, o quasi. Per questo Slow Food ha organizzato alcuni dei suoi Presìdi riscoprendo colori, forme, pezzature e gusti che oggi, paradossalmente, sembrano nuovi, anche se antichi.

Cominciamo la carrellata dal Piemonte, il Presidio con più anni alle spalle: grigia di Torriana, tondeggiante, leggermente schiacciata, gialla, ruvida e rugginosa; buras, più simile alle renette; runsè. inconfondibile per il colore rosso vinoso e la buccia lucente; gamba fina, appiattita, rossa scuro e polpa bianca; magnana, piccola e rossa; Dominici, grande, un po’ allungata, con la buccia gialla e leggermente ruvida; Carla, piccola, irregolare, giallo-paglierino screziata di rosa e infine Calvilla, aromatica e profumata.

Proseguiamo nell’Alto Friuli: ruggine dorata, striata dolce, blancon, zeuka di Treppo, gialla di Priuso, Marc Panara, mela di Corone, chei di rose e la naranzinis. Passiamo quindi nelle Marche le rosa dei Monti Sibillini, dove si sono individuati otto ecotipi appartenenti a tre gruppi: le prime sono verdi con striature rosa o giallo aranciato e polpa soda e croccante; le seconde sono tenere e gialle, con sovracolore rosso vivo nella parte soleggiata del frutto; quelle del terzo gruppo sono sode, verdi, con striature rosso vinoso. Tutte e tre le tipologie coltivate sono piccoline, irregolari, leggermente schiacciate e con un peduncolo cortissimo.

Per finire, andiamo alle pendici dell’Etna, con una ventina di varietà, tra le quali cola, gelato, gelato cola e cirino (oggi rarissima). Pensate che questa ricchezza si trova in sole quattro aree del Paese. Nelle altre, magari le vostre, ce ne saranno ancora a decine, se non di più. Come minimo, tutto più interessante di un marchio registrato.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 6 settembre 2025