Mentre ci godiamo gli ultimi due giorni di Cheese a Bra, abbiamo notato che i tanti fruttivendoli della città hanno messo in bella mostra cassette ricolme di funghi porcini. In effetti, questi ultimi giorni sono stati molto produttivi nei boschi, italiani e non. Ogni anno vi ricordiamo la differenza tra i porcini “nostrani” e quelli d’importazione (soprattutto dalla Romania), e come sia facile confonderli se chi vende non è trasparente nella sua comunicazione.
Tendiamo a percepire come migliori quelli raccolti nei boschi italiani, che costano anche di più, e forse un fondo di verità c’è se passa poco tempo dalla raccolta all’acquisto, ma siamo sicuri che i nostrani siano davvero locali? È infatti quasi impossibile determinarlo se non si ha un rapporto di fiducia con chi ce li vende. La filiera non è controllata e i tentativi di farlo spesso sono controproducenti. A tal proposito vogliamo riportare i messaggi inviati a una delle nostre fonti più preziose per le notizie che vi diamo da un commerciante di funghi delle montagne piemontesi: «Per un acquisto di funghi da un cercatore privato, in Italia, la ricevuta deve indicare i dati del venditore (cognome, nome, codice fiscale) e del compratore (se impresa, la denominazione, partita Iva o codice fiscale), i dati dei funghi acquistati, la descrizione, la quantità e l’importo totale. Se il corrispettivo supera i 77,47 euro, è obbligatorio applicare e annullare una marca da bollo da due euro sulla ricevuta, ed è preferibile effettuare il pagamento in modo tracciabile. Ma se chiedi i dati a chi che ti porta i funghi, questo quasi sempre se ne va e non te li vende. Perché vuole fare del nero o magari perché non ha il tesserino per la raccolta. E anche se ha il tesserino, non potrebbe raccogliere più di tre chili di funghi per volta. Se ne trova di più è irregolare e lo scoprirebbero. Un tempo, in montagna, donne, bambini e anziani, chi non era impegnato nei lavori più gravosi, andavano per funghi e si guadagnavano qualcosa in più per le loro povere economie. Rispettavano i boschi, cercavano sempre negli stessi posti e tenevano tutto pulito. Adesso invece i cercatori vengono da fuori e spaccano tutto, vanno con i rastrelli nelle foglie e distruggono il reticolo di micelio sottoterra. Non contenti, quando vanno via rubano castagne e frutta dai frutteti e la verdura dagli orti». Il paradosso, dunque, è che si comprano i funghi rumeni, che hanno una filiera ipercontrollata, sicura e completamente legale, almeno si sa esattamente cosa si compra.
Carlo Bogliotti
da La Stampa del 20 settembre 2025

