Un grossista di frutta e verdura che abbiamo interpellato per quest’articolo, alla domanda su quali erano le tendenze del mercato in questi giorni ha riposto, ironizzando: «Questa settimana la gente mangia i fiori». Non siamo ovviamente in primavera e non parliamo di fiori eduli, ma di quelli che si portano sulle tombe dei nostri morti. La battuta si deve al fatto che i consumi per la ricorrenza si sono spostati lì e nelle tasche degli italiani non rimane moltissimo da investire in altro. Per cui registriamo scarsissima domanda e prezzi stabili.

Ma una cosa conveniente c’è, e in abbondanza, magari per allietare la fine dei pranzi di famiglia: le clementine. Ne avevamo preannunciato l’arrivo dalla costa jonica un paio di settimane fa, ma ora, grazie anche a pioggia copiosa in Meridione, tutti i territori vocati sono in fase di raccolta: Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia… In particolare, ci piace ricordare le clementine speciali di Palagiano, nel tarantino, che fanno parte di un Presidio Slow Food dedicato ad antiche varietà locali di agrumi. In quest’angolo di Puglia, nel 1951, con la Riforma Fondiaria del Governo De Gasperi, appezzamenti importanti furono espropriati ai latifondisti, lottizzati e affidati alle famiglie più numerose e bisognose. Questi terreni – fra le contrade Conca d’oro, Chiàtone e Frassino Colombo – da aree marginali e poco produttive diventarono veri e propri giardini mediterranei. Gli ex braccianti impiantarono olivi e agrumi, iniziarono a coltivare i mandarini Avana e, verso la fine degli anni Cinquanta, le clementine Comune, entrambi innestati sull’arancio amaro del territorio. Su questi terreni, fertili e ben drenati, sopravvivono vecchi impianti agrumicoli tradizionali (di circa settant’anni) ancora innestati su arancio amaro. Al loro interno si trovano in forma sparsa esemplari di numerose varietà antiche. Tra le quali le nostre clementine.

Ma, come dicevamo, ora ce ne sono per tutti i gusti e dimensioni, con prezzi sotto l’euro al chilo per le pezzature piccole fino ai due euro, man mano che diventano più grosse. Attenzione però: vale sempre la regola aurea per cui non è la dimensione che fa buono l’agrume, per cui impegnarsi un poco di più nello sbucciare non pregiudica assolutamente l’esperienza gustativa. Le clementine piccole a ottanta centesimi al chilo vanno benissimo, purché abbiano la foglia o quanto meno il picciuolo ancora verde, sintomo di freschezza e nessun trattamento.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 2 novembre 2025