Le Beaujolais Nouveau est arrivé! Giovedì 20 novembre, in tutta la Francia, in una miriade di cantine ed enoteche – ma anche in alcune più attente e vocate qui in Italia – si festeggerà come da tradizione il vino novello per eccellenza, un piccolo Frankenstein degli anni Trenta, antesignano dei “vini naturali”. Ancora attualissimo perché unisce tanti piccoli produttori che ne hanno fatto una questione di qualità, a partire da quel vitigno, Gamay, che tanto sta regalando ai vignaioli buoni, puliti e giusti d’Oltralpe. L’abbiamo testato ad Augusta è Fiera del vino, lo scorso weekend a Torino, una rassegna sul vino “altro” che scalda tanto cuore e papille.
Il Nouveau è il primo vino ad andare sul mercato, nella stessa annata con cui è vendemmiato. Esce a livello nazionale (e internazionale, ça va sans dire) il terzo giovedì di novembre. Curiosa questa cosa dei giovedì. Il bue grasso di Carrù, fiera secolare, per esempio si tiene il secondo giovedì di dicembre prima di Natale. Calcoli oggi poco immediati, ma per chi sa di vita nei campi, normali. Del resto, è appena passato San Martino, quando si mettono orti e campi a riposo. Altri calendari, altra sapienza. In Francia la scritta “Le Beaujolais Nouveau est arrivé!” campeggerà dappertutto: dalla mezzanotte (francese) in punto in tutto il mondo, i bar e i ristoranti potranno stappare questo vino che arriva dal territorio tra Mâcon e Lione. I più fortunati saranno i giapponesi, grazie al fuso orario avranno un’anteprima assoluta. Ma perché è un vino un po’ Frankestein, pure un po’ Jr? È figlio di una zona non prestigiosa come le due tra cui si trova, Borgogna e Rhône. Tuttavia, esprime anche 10 cru e la denominazione Beuajolais Village. Il colpo di genio è stato il Nouveau: un’operazione di marketing perfetta. Hanno creato un grande evento internazionale attorno a prodotto debole, perché il Nouveau è un vino leggero, con vita breve, che va bevuto entro sei mesi. Deve le sue caratteristiche a un metodo di produzione particolare. La macerazione carbonica (inventata si dice per caso, forse in una notte tempestosa…): i grappoli, raccolti rigorosamente a mano, non sono pigiati e vengono lasciati a fermentare in una vasca sigillata e satura di anidride carbonica. Si schiacciano grazie al loro stesso peso. Si ottiene un prodotto fresco, fruttato e beverino: sinonimo enologico di allegria e di festa, ciò che scoppia nei bar à vin e nei bistrots alla mezzanotte di ogni terzo giovedì di novembre. Anche in qualche posto in Italia, a cercar bene.
Carlo Bogliotti
da La Stampa del 16 novembre 2025


3 commenti
Vino eccellente nella sua semplicità….dedicheremo una serata in compagni con la stortina veronese presidio Slow food
Mi sembra di capire che non conosca molto del vino, anzi, proprio nulla!
Sucesso strepitoso quest’anno il Boujoles Nouveau a conquistato tutti gli amici dell’Accademia