Vogliamo iniziare il 2026 guardandoci ancora un poco indietro e per questo, ecco la seconda parte dell’elenco cominciato la scorsa settimana con il meglio dei ricordi gastronomici del 2025, in ordine casuale.
Due esperienze sarde in osteria. A Ittiri l’agriturismo Su Recreu tra i suoi antipasti serve una ricotta fresca di pecora prodotta nel caseificio “di casa”. È l’essenza di cosa può offrire questa regione, un gusto irripetibile, mai ritrovato altrove. Dovrete andarci per capire completamente la sensazione, non solo gustativa, ma significa che la ricerca di un formaggio epico può trionfare nei posti più inaspettati e perciò non va mai abbandonata. A Bosa, invece, abbiamo avuto l’occasione di assaggiare alla Locanda di Corte il pane zichi di Bonorva con un ragù di cinghiale e Fiore sardo di Gavoi (altro prodotto immane). Questo antico pane tipico della località rientra nella categoria dei pani tondi sardi, ed è fatto a partire da una biga preparata con gli avanzi di pasta della precedente panificazione. Non è solo buono con il companatico, ma una volta secco e fatto a pezzetti si trasforma in una “pasta” sopraffina, tradizionalmente cotta nel brodo di pecora (assaggiata anche questa con immenso gaudio) ma preparata anche come un primo “normale” che normale non è per niente. Gusti quasi perduti, oggi vero e giustificato orgoglio dei sardi, proposto con entusiasmo.
Poi due esperienze reggiane, con i tortellini. Ognuno avrà i suoi preferiti, impossibile stilarne un elenco anche solo rappresentativo di varianti che cambiano ogni pochi chilometri lungo la Via Emilia. Ma a noi sono rimasti nel cuore quelli in brodo del Ristorante Badessa vicino a Casalgrande e de La Zaira in Valsamoggia, a Bazzano. I primi con la ricetta della nonna di uno dei due titolari, i secondi con una pasta da farine di grani locali, tirata da una vera sfoglina. Diversissimi, esempi di un artigianato alimentare che è monumentale, ed entrambi indimenticabili: per la pasta, per la farcia e per il brodo. Ecco, fare un buon brodo è uno di quei misteri gloriosi gastronomici che dovremmo frequentare di più, anche nelle nostre case, con fede.
I due suddetti locali si distinguono anche per la proposta di vini naturali da piccoli produttori locali, e dobbiamo ammettere che non riusciamo più a bere altro, al di là di ogni categorizzazione. Per questo mettiamo tra i ricordi 2025 più belli anche Augusta, la fiera del vino novembrina a Torino: non solo grandi scoperte, ma un’umanità bellissima che si riunisce attorno a questi prodotti. Esperienza che va fatta.
Carlo Bogliotti
da La Stampa del 4 gennaio 2026


1 commento
Ricordo che a Cesena il Cuore della Romagna esistono dei ristoranti dove la pasta fatta a mano con il mattarello da oltre 50 anni propongono dei cappelletti in brodo di cappone piatti e della memoria ❤️.