Si pensa all’Andalusia e vengono in mente Siviglia con le sue arance amare per le strade e la cattedrale, Granada e l’Alahambra, Ronda dove è nata la corrida, Cordoba, prosciutti incredibilmente buoni, tapas di ogni tipo, in generale cibi strepitosi, vita lenta e, tolta l’estate, un clima mite e piacevole. C’è il mare, l’oceano e il Mediterraneo, con lo stretto di Gibilterra. Ma c’è anche un altro mare, che però nessuno ha voglia di visitare in vacanza: il “Mar de plastico”. Si tratta di ben 40.000 ettari ricoperti di serre che sono determinanti nel fare della Spagna una delle superpotenze agricole europee. Si coltiva di tutto in maniera super-intensiva, soprattutto ortaggi come pomodori, zucchine e peperoni.

Un clima paragonabile a quello siciliano, ma con ben altre estensioni territoriali, fa sì che ci siano fragole a gennaio (come a Marsala, del resto) e tanti altri prodotti esportati massicciamente in tutto il continente quando altrove sarebbero fuori stagione. Va da sé che con un’agricoltura di questo tipo, di fatto industriale, la qualità dei prodotti non può essere quella delle tante varietà che raccontiamo in queste poche righe settimanali, ognuna con le sue caratteristiche e gusto. È tutto omologato, monovarietale, si può dire che trattino i vegetali un po’ come i maiali negli allevamenti intensivi. E quest’omologazione funziona alla grande per i commerci finché, come sempre avviene in natura, se si piega un sistema complesso il sistema ti si ritorce contro.

Sta proprio succedendo questo ai peperoni andalusi del “Mar de plastico”. Una virosi li sta falcidiando e parliamo di tonnellate e tonnellate di prodotto. Se si stressa tanto la fertilità della terra, prima o poi il disastro arriva. Sicuramente, se leggete questa rubrica, non sarete degli accaniti compratori di peperoni spagnoli a fine gennaio o inizio febbraio, ma darne notizia ci dà comunque idea di quanto siano importanti buone pratiche agricole e la biodiversità. Ci piace e ci esalta di più il contadino che al mercato ci vende le varietà locali che coltiva con fatica e passione, ci piace un cibo che racconti una storia e che ci renda più gratificati, se non felici.

E se proprio volete un consiglio per la settimana, comprate i finocchi che arrivano principalmente da Puglia e Calabria. Sono in un momento di grazia qualitativa e non costano tanto: un euro e mezzo o due al chilo. Se ne fate un’insalata con delle buone arance rosse sicule e un grande olio, ecco il vostro goloso piatto di stagione, alla faccia del pimiento andaluz.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 1 febbraio 2026