Al mercato, purtroppo, continuiamo a pagare i danni che ha portato il maltempo in Meridione nelle settimane scorse, soprattutto l’alto livello di precipitazioni. In provincia di Catania ci sono due località come Palagonia e Scordia che sono considerate dei veri e propri cru (come per il vino) in merito alla produzione delle arance rosse tarocco: la raccolta è scarsa, parliamo di una media del 50% in meno. Sempre in tema di agrumi, i mandarini tardivi pregiati coltivati ai piedi dell’Aspromonte sono insolitamente enormi, quasi come delle arance, perché sono gonfi d’acqua, e soprattutto di questo sanno.

E poi ci sono le primizie come le fragole, che dopo la Sicilia si raccolgono già in Basilicata ma che sono scarse e poco gustose avendo patito l’umidità. Lo stesso accade per i primissimi asparagi siculi, pugliesi e campani: i campi zuppi o allagati li hanno pregiudicati, sono pochi, storti e poco verdi. Questo fattore inciderà notevolmente sui prossimi consumi di questi due ultimi prodotti. Si possono già comprare, ma i prezzi sono più alti di quanto non sia normale per delle primizie e la qualità lascia molto a desiderare. Le stesse fragole della Basilicata non sembrano le stesse dello scorso anno in questo periodo. Poco gusto e non un bell’aspetto. Per questo il consumatore che le porta a casa e le mangia senza sapere, poi, si sente raggirato e magari non le comprerà più neanche quando i prezzi scenderanno, più avanti, e saranno migliori, forse tra un paio di settimane. È un fenomeno che mescola fattori psicologici, di mercato, agricoli e meteorologici e che succede spesso in annate che partono sfortunate come questa. È molto temuto dagli agricoltori. Per cui il consiglio è di aspettare un po’ a comprare fragole e asparagi, per massimizzare soddisfazione e minimizzare il costo.

E se volete acquistare qualcosa di azzeccato, nei prossimi giorni buttatevi sui cavoli, di ogni foggia. Gli operatori al bar del mercato dicono che questo è un “anno del cavolo”, perché non c’è mai stata così tanta merce e così bella. Perché quest’abbondanza? L’anno scorso i cavoli scarseggiavano, complice una quasi totale mancanza di produzione nordeuropea. Il contadino che li vendeva ai grossisti arrivava a incassare anche 70 o 80 centesimi al chilo, che è come dire farsi pagare all’ingrosso dieci euro per dei fagiolini: grasso che cola. Questa dinamica ha spinto tantissimi a piantare cavoli e il clima favorevole, senza intoppi, oggi li fa proliferare sui banchi a prezzi sempre sotto un euro al chilo: sono i più convenienti.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 21 febbraio 2026