Com’era facile intuire, l’esecrabile guerra in corso in Medioriente sta avendo ripercussioni in tutti i settori, compreso quello dell’ortofrutta o, meglio, della frutta. Eh sì, perché noi siamo i principali esportatori di frutta nelle aree coinvolte o limitrofe, in questo periodo in particolare di mele e kiwi, un comparto che ha giri d’affari enormi per l’economia agricola del nostro Paese.

Lo stretto di Hormuz è impraticabile e interi container sono bloccati o tornano indietro. Finché si tratta di un’automobile o di un qualsiasi bene non deperibile si può pensare di tenerlo da parte e poi rivenderlo altrove, ma mele e kiwi no, soprattutto ora che sfruttano l’ultimo periodo di possibile commercializzazione dopo essere stati immagazzinati a settembre-ottobre. E non pare percorribile aggirare Hormuz circumnavigando l’Africa. Una cosa che allunga i tempi di viaggio di quattro o cinque volte e che kiwi e mele adesso non sopporterebbero (lo potrebbero forse fare poche settimane dopo la raccolta). Per cui le cooperative, gli agricoltori e i commercianti che lavorano quasi esclusivamente con questi due frutti sono al limite della disperazione. Perdite ingenti e quasi zero possibilità di smaltire tutta la merce attraverso il mercato interno.

Anche se la situazione dovesse migliorare in fretta – ma all’orizzonte non si vedono segnali di una soluzione pacifica imminente – il danno è praticamente fatto. Le mele possono resistere nei magazzini anche fino a luglio-agosto, i kiwi dopo maggio sarebbero da buttare. Per fortuna noi siamo fisicamente lontani dalla guerra (con la mente mica tanto…) e al mercato il consumatore comune non riuscirà a vedere le conseguenze del conflitto (se non forse per aumenti dovuti al costo dell’energia).

Per cui questa settimana al mercato vi ritroverete con la sequela di primizie già citate la scorsa settimana: ci sono anche i primi fagiolini, iniziano a vendersi più asparagi ma dai dodici euro al mazzo in su e non sono neanche un granché. Per asparagi buoni dovremo aspettare quelli del Nord, che inizieranno a essere raccolti intorno a Pasqua e non han patito il maltempo del Centrosud. Fino ad allora, forse, è meglio tenersi la voglia. Ma un buon consiglio ve lo diamo: fate incetta di erbette, che siano di campo o costine, e bietoline. Costano un’inezia e l’offerta è così abbondante che c’è anche qualcuno che rinuncia a raccoglierle e le sfalcia. Inizia il periodo delle buone frittate a base vegetale e, anche se può essere una magra, seppur gustosa, consolazione, teniamoci pronti.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 7 marzo 2026