Da giorni si stanno susseguendo articoli e notizie che ci parlano di quanto la guerra stia pesando sulle nostre tasche. Che il costo del carburante sia aumentato è innegabile e ce ne stiamo accorgendo tutti, che le bollette saliranno probabilmente lo vedremo presto. Questi rincari causati dal conflitto in Medioriente però spesso vengono associati a quelli di frutta e verdura che notiamo al mercato. L’informazione è sbagliata. Se tutti gli ortaggi sono più esosi la causa non è stata tanto la guerra, quanto l’uragano che si è abbattuto sull’Europa meridionale alcune settimane fa.

Abbiamo già sfiorato l’argomento su queste righe della domenica, perché in Italia al Sud i danni sono stati ingenti per alcuni tipi di colture o minori per altre. La produzione nazionale si è ridotta, ma tutto sommato ha tenuto. Ben diverso invece in Spagna, dove il “mar de plastico” di serre murciane è stato devastato dalla furia degli elementi insieme ad altre zone vocate e largamente coltivate, come quella di Huelva.

Il prodotto ortofrutticolo spagnolo è quello che la fa da padrone in Europa – viene anche importato in Italia – con quantità incredibili e la sua mancanza è la causa principale degli aumenti dei prezzi che registriamo oggi. Sì, il petrolio è molto costoso adesso, ma pensate quanto può incidere sul trasporto: per esempio un bilico da otto quintali di arance spedito dalla Sicilia al Piemonte oggi costa 30 euro in più della scorsa settimana, ma quanto incidono 30 euro per 800 chilogrammi sul prezzo al dettaglio? Un’inezia. Non ci sono i datterini spagnoli e i siciliani, già pochi di loro, schizzano fino a otto euro al chilo. Il ragionamento vale per tutti i pomodori, le zucchine, peperoni e melanzane. Però pensiamoci: abbiamo davvero bisogno di mangiare i datterini o le zucchine a metà marzo? Non converrebbe aspettare la stagione più propizia quando i prezzi saranno al minimo?

Anche perché ora di prodotti abbondanti e nel periodo giusto ce ne sono tanti, uno su tutti gli agretti o barbe di frate. Per le prossime quattro settimane ne vedrete tantissimi mazzetti al mercato, a prezzi destinati ancora a scendere. Tanti hanno ripreso a coltivarli perché effettivamente sono quasi tornati di moda, con il loro gusto amarognolo e la semplicità di poterli cucinare ripassati in padella per un contorno o anche per condirci la pasta insieme ad aglio, olio e peperoncino. Ecco dunque un bel modo per risparmiare qualcosa, anche se purtroppo lo spenderemo nel fare il pieno al distributore.

Carlo Bogliotti

da La Stampa del 14 marzo 2026