Sesta ondata di caldo, ma forse ci sarà la settima e poi… Non finisce più. E pensare che sono quattordici anni che da queste poche righe parliamo degli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura e la biodiversità. Però tra tutti, vegetali e animali compresi, c’è qualcuno che il caldo se l’è goduto da matti, da maggio a oggi, sono stati i fichi.
La pianta ha radici lunghissime che finiscono in posti impensabili, va a trovare la poca acqua che c’è in giro nel terreno e fuori i suoi frutti — che poi sono infiorescenze mature — diventano dolcissimi, sintetizzando zuccheri tanto più le temperature sono alte. Inutile dire a questo punto che l’annata è stata strepitosa, dai tre ai sei euro al chilo ne troverete per tutti i gusti, di diverse varietà, forme e colori, più o meno rari.
Va detto che la coltivazione a fini commerciali negli ultimi anni si è anche molto sviluppata al Nord, per ovvi motivi e con ottimi risultati. Tra i bianchi (i più buoni) e i verdi più diffusi abbiamo il dottato, il verdino e il brogiotto bianco; tra i neri o violacei abbiamo il brogiotto nero, il dattero, il callara e quelli che viaggiano di più lungo lo Stivale, che sono i pugliesi e gli abruzzesi (regioni in cui si concentra la maggioranza della produzione nazionale).
Questi ultimi, in particolare, sono detti “turchi”, molto scuri e con il vantaggio di conservarsi più a lungo. Ideali per la commercializzazione. Ma per parlare delle diverse varietà italiane servirebbe un trattato: sono un’infinità e in ogni zona gli stessi fichi hanno nomi diversi. E quasi impossibile stilare un inventario completo. Ci sono anche tre Presìdi Slow Food, che tutelano dei fichi secchi con la loro lavorazione, ma si tratta di varietà che mangiate fresche sono incredibilmente buone. In Cilento, da secoli si coltivano dei dottati conosciuti come fichi bianchi del Cilento. La loro buccia è rugosa, sono giallo chiaro e la polpa ha una consistenza pastosa. Carmignano in Toscana è detto il paese dei fichi. La lavorazione per essiccarli, aggiungendo semi di anice, li rende paradisiaci.
Tornando in Abruzzo, ad Atessa, i fichi destinati all’essiccazione sono di varietà reale, a polpa bianca o rossa. Hanno forma leggermente sferica, buccia giallo-verdastra e polpa molto succosa, dal sapore mielato. Mentre gli altri raccolti si
rovinano, dalle verdure a foglia ai pomodori (soprattutto in Olanda! ), fino alle prime mele Gala che sono surmature e non si conserveranno tanto, i fichi dunque spadroneggiano, e chi siamo noi per non goderne un po’.
Carlo Bogliotti
da La Stampa del 5 settembre


1 commento
Interessante e bello sapere che i fichi se la siano goduta e, se questo è l’andazzo, le prossimo estati se la spasseranno ancora un sacco, non tutti però in quanto arrivati ad una certa temperatura anche loro fanno fatica e se non trovano acqua non crescono più di tanto, molti frutti si seccano, la foglia tende a chiudersi per difendersi fdal troppo sole. Parlo di Sardegna e dei tanti alberi che hanno sofferto e ancora soffrono per questi interi mesi di caldo ecc, ecc. ecc.
Saluti